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COGLI IL BRANO

Giorgio Bartoletti, “ maestro di ascolto “ e grande musicologo



Di Corrado Barbieri



L’appassionato di jazz, negli anni precedenti all’avvento della rete, se non abitava in una grande città o aveva qualche aggancio all’estero, era una sorta di perenne cacciatore. Leggeva su libri e riviste le storie degli artisti, delle band, degli stili, leggeva di perle musicali il cui ascolto doveva essere quasi un obbligo, ed era preso dal desiderio prepotente di conoscere tutto di ciò che aveva appreso e magari confrontare i propri giudizi con quelli di chi era più introdotto e più dotto. Ma non era facile ne’ immediato, era un compito arduo e costante. La diffusione del jazz in Italia era avvenuta stranamente a macchia di leopardo. Alcune città vedevano una concentrazione di interesse per la musica afro-americana, altre meno, altre per nulla. Una regione in questo senso “ benedetta da Dio” per l’appassionato di jazz e’ stata l’Emilia-Romagna, ma anche qui con alcune eccezioni. In pratica la triade Reggio Emilia-Modena-Bologna era un concentrato di cultori del jazz, ma appena ci si allontanava, la rarefazione era immediata. Ed e’ qui che si inserisce la figura di un personaggio da ricordare nella storia del mondo jazzistico nazionale.



Conobbi Giorgio Bartoletti per una strana casualità, impossibile da ricordare, qualcosa di captato , tipo “ vendono dischi di jazz in una discoteca vicino a Modena “ . Essendo uno di quei “ cacciatori” cui accennavo, appurai che era il Peecker Sound, un negozio di dischi e complessi hi-fi annesso a una grande e frequentata discoteca .


Li’ il pomeriggio c’era Giorgio, che fino al mezzo pomeriggio era impiegato di banca. Silenzioso, schivo, in perenne visione e lettura del retro dei vinili, quasi sempre un tesoro di conoscenza per ogni appassionato. Basto’ però mostrare i miei desideri, che si apri’ un vero vaso di Pandora, da dove usciva una conoscenza della musica afro-americana aldilà di quanto si possa immaginare. Naturalmente ci trovammo in sintonia su molte cose, ma fui colpito subito dalla sua profondità conoscitiva, qualcosa che andava oltre la semplice conoscenza e apprezzamento degli artisti. La conoscenza di Giorgio Bartoletti si estendeva a quella vastissima dei brani e degli album.
Il jazz e’ un autentico macrocosmo. I brani sono molte migliaia e anche per l’appassionato che ha più tempo e desiderio da dedicare alla “ sua “ musica, aver esplorato di ogni artista gli anfratti del suo repertorio non e’ operazione comune.


Ma Giorgio era il classico caso dell’uomo giusto al posto giusto : aveva piena conoscenza delle discografie. Gli artisti di jazz cambiavano di frequente il loro produttore, passavano da una “ etichetta” ( l’esatto termine in uso in questa materia ) a un’altra.
Era anche nato nel momento giusto, non aveva dovuto aggirare, come la prima generazione di appassionati italiani, i divieti del regime sul jazz, ma si era appassionato e aveva avviato la sua conoscenza di questa musica sull’onda potente dell’ entusiasmo suscitato dai primi vinili, quelli con le copertine realizzate da grandi artisti pop americani del momento e soprattutto che portavano stampato sul retro, fatto inedito, le storie, le formazioni delle band, le date, e dettagli e aneddoti di ogni tipo. Fondamentale in un momento in cui le pubblicazioni sul jazz in Italia non raggiungevano neppure il numero delle dita di una mano. Tutto questo era il nutrimento quotidiano di Giorgio Bartoletti.

 


E ora lo stupore e, in senso buono, tutta l’invidia dell’appassionato di musica in generale : Giorgio aveva la stessa passione e applicava la stessa metodologia conoscitiva agli altri generi musicali !
Blues, country, folk, rock’n’roll , pop americano e italiano, canzoni francesi e stile musette, musica celtica e afro-cubana, in più era aperto ad ogni revival di musiche dimenticate che fosse in atto.


Difficile spiegare, per chi non ha avuto certe esperienze, cosa significa un “ insegnante” che ti dice ad esempio “ …se ascolti Chris Barber soffermati su - Sweet Savannah Sue- poi mi dici che ne pensi “, oppure " hai mai ascoltato Karl Alen ? " ( una " territory band" americana sconosciuta tuttora in Italia, di cui aveva un album che mi registro' su cassetta, una band formidabile presto dissoltasi) . Tramite Giorgio si poteva accedere a brani su cui non ci si era soffermati, oppure venire a conoscenza di orchestre e musicisti rimasti sconosciuti ai più, di cui lui possedeva i dischi.

 


Un particolare unico, per questa sua opera di consulente ed esercente del Peecker Sound : Giorgio veniva ricompensato in dischi! Non stupisce che ci abbia lasciato probabilmente una delle maggiori collezioni di dischi del mondo! Il Peecker Sound chiuse, le discoteche stavano passando di moda, e Giorgio Bartoletti continuò il suo lavoro musicale, con lo stesso sistema, in un negozio nel centro di Modena, ma con un servizio in più, continuando la sua opera didattica e scopritrice. Se conosceva l’appassionato portava infatti a casa sua nel week end una grossa valigia metallica ! Dentro c’era ogni ben di Dio ! Dalle ultime uscite a chicche difficilmente reperibili altrove.


Poi e’ arrivata la rete, uno strumento importante di reperimento per gli appassionati di musica, quindi prezioso, ma non come potevano esserlo i memo, i consigli di ascolto di Giorgio Bartoletti.


Maestro quindi, in una materia che ben difficilmente verrà, purtroppo, istituzionalizzata, quindi pressoché irripetibile !

 
 
   
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